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QUESITO PdL SUL MANCATO RISANAMENTO

Risanamento Sito Colle
della Maddalena-Torino


MANCATO RISANAMENTO IMPIANTI COLLE DELLA MADDALENA:

IL GRUPPO PDL DELLA PROVINCIA NON MOLLA E PONE UN QUESITO. 

Dopo le assicurazioni del Presidente della Provincia Antonio Saitta, di procedere al risanamento senza la variante al Piano Regolatore, assumendosi la responsabilità di fare in fretta, fornite al Vice Presidente del Consiglio Provinciale, Beppe Cerchio autore, insieme al Gruppo del PdL, dell'interrogazione discussa il 19 aprile 2011 (il testo della discussione è pubblicato su questo sito), Giuseppe Cerchio, Nadia Loiaconi e Franco Papotti "ripartono all'attacco" alla luce di una nuova relazione ARPA che ha individuato 8 impianti con il Campo Elettrico aumentato del 100% e in un caso del 900%.

LA RISPOSTA DI SAITTA A CERCHIO: LA DISPONIBILITA' DEI COMUNI DI MONCALIERI E PECETTO CI PORTA AD UN DEFINITIVO PROTOCOLLO TRA LE PARTI, AI PARERI DI ARPA E ISPETTORATO. E' PREVISTA LA RISTRUTTURAZIONE DEI TRE TRALICCI. APERT E FRT SOSTENGONO LA TESI DEI TECNICI SU TRALICCCI IDONEI A RIDURRE AL MINIMO I C.E.
I CONSORZI COSTRUIRANNO E GESTIRANNO LE STRUTTURE SU AREE PUBBLICHE PAGANDO UN CANONE AI COMUNI. 

QUESTO IL TESTO DELLA RISPOSTA AL QUESITO PDL:

Consiglio Provinciale del 22 novembre 2011.
Presidente della Provincia Antonio Saitta: Risposta quesito a risposta immediata prot. 887301 del 20 ottobre 2011. “Non decolla il risanamento di Elettrosmog al Colle della Maddalena e i limiti sono sforati anche oltre il 900%”.

      In esito al quesito va premesso che la vicenda prende le mosse dalla l. 22 febbraio 2001, n. 36, art. 8, co. I, lett. e,  che ha trasferito  alle regioni  la competenza ad  individuare «gli strumenti e le azioni per il raggiungimento degli obbiettivi di qualità» riguardanti l’esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici e dalla successiva legge regionale del 3 agosto 2004, la legge n. 19, (ed in particolare gli articoli art. 6, co. I, lett. a, ed art. 19), che, in attuazione della legge quadro statale, ha individuato in capo alle province la competenza ad adottare i piani di risanamento «sulla base della regolamentazione e degli indirizzi formulati dalla Regione» stessa.

La Provincia, quindi, si preoccupa di risanare il Colle della Maddalena dall’inquinamento eletromagnetico perché divenuta il soggetto competente e perché, in base al disposto legislativo, poteva contare su una duplica opzione o il risanamento del sito o, in assenza del risanamento, lo “spegnimento” delle emettenti.

Rispetto al contesto pare utile ancora aggiungere come il Colle fosse stato  individuato  quale sito rilevante dal Piano Nazionale di Assegnazione delle Frequenze e come, pertanto, fosse impraticabile un’ipotesi di risanamento incentrata sulla traslazione delle antenne di ricetrasmissione.

Nello specifico, dopo avere preso atto che una significativa porzione del Colle è occupata da impianti per la trasmissione di segnali radiofonici e televisivi da tempo causano un inquinamento elettromagnetico diffuso, con campi radioelettrici di intensità superiore al valore limite consentito (20 V/m) e che proposte di risanamento ad una Commissione formata da Politecnico di Torino (consulente della Regione Piemonte), A.R.P.A. Piemonte, Ispettorato Territoriale per le Telecomunicazioni, avviate nel 2001 da alcuni titolari di impianti erano state ritenute, però insufficienti per una soluzione complessiva del problema la Provincia nel 2006 si fa carico di ipotizzare una soluzione globale affidata alla concentrazione delle antenne in uno o più tralicci con il contemporaneo smantellamento degli impianti abusivi e la localizzazione degli impianti in una nuova struttura da realizzare.

Il disegno, da subito, è stato perseguito di concerto con il territorio e gli operatori ed, infatti, nel  2006, appena dopo il trasferimento delle funzioni, veniva sottoscritto un protocollo con la Città di Torino ed i Comuni di Moncalieri e Pecetto. 

I confronti successivi con l’apporto di  Arpa, l’Ispettorato Ispettorato Regionale per le Telecomunicazioni, Corecom e gestori, portavano ad  individuare un’innovativa metodologia di risanamento che consisteva nella costruzione di due tralicci in sostituzione di quelli sparsi per il Colle della Maddalena con l’obiettivo di assicurare sia il rispetto dei livelli di campo elettromagnetico che di minimizzare l’impatto visivo e ambientale ad eque condizioni per tutte le emittenti.

L’esito dell’istruttoria condotta dalla Provincia di Torino  è sintetizzato nello  studio di fattibilità dell’Ing. Antonello Giovanelli, che prefigura una soluzione tecnica condivisa da tutte le amministrazioni interessate nella Conferenza dei Servizi del 29 febbraio del 2008.

Pur essendo stato scritto all’unanimità tra le parti l’accordo non ha potuto trovare attuazione per la successiva opposizione del territorio refrattario, anche a livello di rappresentanza, ad aggravare la compromissione del territorio per localizzare i due nuovi tralicci ed aree a servizi per un numero significativo di metri quadrati.

L’assenza, poi, di un raccordo  tra la legge ambientale e legge urbanistica ha finito con il depotenziare l’azione di regia affidata alla Provincia costringendo l’ente a dover negoziare la nuova localizzazione degli apparati senza che gli accordi e le intese raggiunte in conferenza siano poi concretamente esigibili.

E di ciò si è dovuto prendere definitivamente atto nella Conferenza dell’otto novembre dello scorso anno dove la convocazione di tutte le parti interessate non è riuscita a modificare la posizione di chiusura di una significativa componente territoriale.

Ancora una volta, quindi, una  soluzione mancata anche se stavolta per motivazioni di ordine paesaggistico più che sanitario che, invece, la soluzione ipotizzata avrebbe consentito di osservare.

La successiva concertazione a livello territoriale ha portato ad ipotizzare che più che di una chiusura complessiva le perplessità nascevano dalla difficoltà di accertare nuove compromissioni territoriali in aree vincolate.

Sulla base, quindi, di margini più ristretti che in passato la Tecnostruttura ha iniziato a reimmaginare un percorso ed a verificare, intanto, se la soluzione poteva essere ugualmente garantita dalla ristrutturazione, anche in altezza, dei tralicci esistenti e se tale soluzione richiedesse in ogni caso un percorso di variazione degli strumenti urbanistici.

A tali fini la Provincia si è concentrata  dapprima sulla coerenza urbanistica ed edilizia degli stessi riuscendo ad appurare che almeno parte degli impianti esistenti si potevano, e dovevano, ritenere del tutto regolari grazie all’esito dei provvedimenti di “sanatoria edilizia” di cui erano stati oggetto. 

Sulla base di tale constatazione ci si è soffermati sulla possibilità di loro sopraelevazione per rispondere alla normativa sull’inquinamento elettromagnetico giungendo alla possibilità di un’integrale ristrutturazione fino all’innalzamento della quota se funzionale al recupero dei livelli di emissione.

Acquisite le evidenze indicate in esito agli aspetti urbanistico ed edilizi l’esame si è soffermato sulla possibilità di mettere a disposizione dei gestori i siti qualora di proprietà diversa dalla mano pubblica. Ed al riguardo è venuta in soccorso la legge 6.8.1990 n. 223 sostituita dal Testo Unico sugli Espropri in forza dei quali i concessionari di impianti radio/televisivi hanno titolo a chiedere il rilascio di apposito titolo abilitativo sotto il profilo edilizio e che il comune all’atto del rilascio ha il dovere di espropriare il relativo terreno per darlo in concessione al gestore contro il pagamento di un canone.

Su queste basi, pertanto, si sono potuti riprendere i contatti con il consulente incaricato per verificare la possibilità di una riprogettazione del percorso incentrata sulla ristrutturazione delle due antenne poste in adiacenza del Bar Faro e dell’unica antenna autorizzata in comune di Pecetto anche se in mano privata.

L’incarico conferito prima dell’estate è stato disimpegnato nelle prime settimane di settembre e poi successivamente aggiornato sulla base di nuove indicazioni sia del soggetto gestori sia, e soprattutto, dell’Ispettorato Regionale per le Telecomunicazioni.

L’esito di tale riprogrammazione è costituita dalla ristrutturazione di tre torri, due  a  Moncalieri una a Pecetto, di altezza variabile dagli 85 ai 120 metri, salve le modeste variazioni che dovessero intervenire in sede esecutiva, che dovrebbero rispondere ai requisiti richiesti sia per il risanamento sia per la ricetrasmissione del segnale ripetutamente sollecitata dai privati gestori.

La soluzione come di rito è stata rassegnata all’attenzione dei soggetti coinvolti, e cioè, le due amministrazioni ed i soggetti gestori il 2, il 9 il 18 ed il 21 di novembre, incontrando un’attenzione ed una disponibilità che fa propendere per un’utile conclusione della vicenda.

Certo tutto ciò non si è ancora tradotto nella stipulazione di un nuovo accordo fra le parti ma tutto lascia presumere che la disponibilità accordata consenta di approdare alla chiusura di un nuovo e definitivo protocollo fra le parti.

I motivi per cui l’adesione non è stata già sottoscritta nella riunione del 21 stanno nella necessità di verificare ancora l’ultima richiesta dei gestori, quella di  alzare ancora un poco l’altezza dei tralicci allo scopo di realizzare un’opera che non venga messa in crisi da un’evoluzione normativa ancora più stringente sui valori di emissione tollerati.

A breve, quindi, le parti si reincontreranno  per stipulare una prima intesa all’esito della quale sarà possibile procedere alle verifiche di rito con Arpa ed Ispettorato prima di una  nuova e definitiva convocazione della Conferenza dei Servizi decisoria.

All’esito della Conferenza la Provincia si ritiene impegnata ad accompagnare i gestori nell’iter presso le amministrazioni locali nell’ottica di garantire ai gestori, ma anche ai Comuni ed al territorio, l’assoluto rispetto delle intese e dei valori di emissione la cui violazione non potrebbe non dar luogo alla chiusura delle emittenti nel rispetto della legge quadro.

Circa le notizie apparse ultimamente sui media sui presunti sforamenti anche superiori al 900% è necessaria una precisazione importante, e per farlo prendiamo in prestito le parole del Dott. Giovanni D’Amore, Direttore Responsabile del Dipartimento Tematico Radiazioni dell’ARPA Piemonte, a cui abbiamo chiesto un chiarimento: <<Alcuni organi d’informazione hanno riportato in modo non corretto gli esiti del monitoraggio in continuo sulle emittenti radiofoniche dislocate sul sito torinese della Maddalena, effettuato da questo Dipartimento di ARPA con il nuovo sistema SMART  (Sistema per il Monitoraggio Automatico e in Remoto delle Telecomunicazioni).
In particolare, non è vero che il suddetto sistema SMART abbia evidenziato un superamento del limite di esposizione ai CEM per la popolazione fino a 900 volte. Il fattore 900 si riferisce in realtà, come correttamente riportato da altri organi d’informazione, all’aumento massimo subito dalle emissioni elettromagnetiche di singoli impianti di cui sono stati rilevati incrementi della potenza, non giustificati dalle normali condizioni di funzionamento.

Si evidenzia che l’incremento dell’intensità di un singolo segnale, proveniente da un singolo impianto, può avere conseguenze anche molto modeste sull’incremento del livello globale di campo elettromagnetico presente in una certa area, che è dovuto alla sovrapposizione dei segnali provenienti da tutti gli impianti presenti in un determinato sito.

Nella fattispecie, gli anomali incrementi nell’intensità di singoli segnali rilevati non hanno dato luogo a significativi scostamenti nei livelli di campo elettromagnetico globali misurati nell’area del colle della Maddalena.>>

           La Risposta del Presidente è stata preceduta dall'assemblea con la Provincia, presieduta dal Direttore Generale dott. Buscino, presenti il progettista, ing. Giovannelli, il dirigente dell'Urbanistica ing. Petruzzi, il dirigente delll'Assessorato all'Ambiente e responsabile del procedimento dott. Pavone, il responsabile delal Conferenza dei Servizi, Dott. Vozza, i responsabili di Apert e FRT De Giorgio e Manera, i presidenti dei Consorzi firmatari l'accordo del 21 maggio 2009, i Tecnici e Titolari di impianti.

Pubblichiamo la posizione di Apert, illustrata  il 21.11.2011 da Vittorio De Giorgio ed integrata da FRT, Piero Manera e dai Tecnici di Radio e Tv presenti all'assemblea.
 
L’Apert ha raccolto alcune osservazioni tecniche di carattere generale e, insieme ad una necessaria premessa, proposte e quesiti, le ha trasmesse al Presidente della Provincia, all’Assessore all’Ambiente, al Direttore Generale e ai Dirigenti e Funzionari con i quali abbiamo dialogato prima, e anche dopo, la stesura della “bozza di Piano”, nonché ai Consorzi firmatari dell’Accordo.

Ci siamo soffermati sui vincoli indicati e motivati nella bozza di Piano, sul maggiore impatto ambientale dei tre tralicci, rispetto ai due di 140 metri, e sui vincoli riferiti alle “tecnologie mirate ad ogni singolo caso, anziché a quelle di normale disponibilità”, con il risultato che si raggiungerebbe il solo obiettivo del risanamento.
I nostri tecnici hanno anche sottolineato il fatto che i valori stimati sono solo in via teorica visto che bisogna prevedere cosa accadrà quando si accenderanno tutti i trasmettitori dal momento che siamo soltanto di poco sotto i previsti 6 V/m.

Al riguardo preoccupa il punto 4.5. che titola Valori di Campo stimati e che recita: “Con i dati a disposizione relativi agli impianti, le soluzioni descritte consentono di ritenere raggiungibile l’obiettivo del contenimento dei valori di campo al di sotto dei 6 V/m. Il Margine prevedibile risulta esiguo, con la necessità di adottare la massima cura nella realizzazione del Progetto Esecutivo, di effettuare un’accurata verifica della sua messa in opera, di mantenere un rigoroso controllo e manutenzione degli impianti in esercizio”.

Questa è una riserva che - ha sostenuto De Giorgio - se da una parte mette in evidenza la serietà del Progettista e del lavoro svolto, dall’altra è una specie di messa in mora all’Ente che deve decidere l’adozione del Piano e ai titolari degli impianti i quali, dovrebbero subire il risanamento e i costi di adeguamento degli impianti adeguandosi ad un Piano, che li costringe ad operare “sul filo del rasoio” per mantenere il campo sotto i 6 V/m, con tutte le conseguenze che ne derivano. 

Non possiamo nascondere le posizioni differenti, tra i Consorzi e alcune Emittenti per le soluzioni che si prospettano. Come non dobbiamo nascondere i forti  contrasti tra la posizione della Provincia di Torino, interessata ad adottare un Piano di risanamento che dia certezza al raggiungimento degli “obiettivi di qualità”, senza correre rischi, e la posizione degli Amministratori di Pecetto Torinese ma, soprattutto, di Moncalieri i quali a parole dicono di voler tutelare la salute dei cittadini e nei fatti impediscono di realizzare un risanamento che garantisca il contributo di elettrosmog anche di molto sotto i  6 V/m.

Chiediamo, perciò, ai responsabili della  Provincia di insistere con i due Sindaci, che incontreranno nel pomeriggio, per una scelta adeguata e responsabile a tutela della salute!

Visto che la  Sindachessa  di Moncalieri sembra soddisfatta perché non si costruirà la seconda Torre vicina al Custode, non abbiamo difficoltà ad ammettere che, con  questa motivazione, è condivisibile la sua scelta, chiediamo, però, alla Provincia di compiere questo ultimo sforzo nei confronti della Sindachessa, per sostenere la necessità di una maggiore tutela sanitaria a favore degli abitanti della zona, di autorizzare la “ristrutturazione” di una sola Torre nel suo territorio, alta 140 metri al posto delle due Torri, ognuna di 100 metri che, di fatto, producono un valore di elettrosmog maggiore rispetto alla Torre di 140 metri e, su questo punto chiediamo il sostegno da parte del Progettista.

Lo stesso discorso vale per la Torre dell’area Proprietà Berardi che dovrà essere di 150 metri, sia perché il punto è più basso di quello del Faro e sia   per lo spazio necessario ad ospitare le varie parabole dei Ponti di Ricezione e di Trasferimento.

Nell’auspicata ipotesi di disponibilità dei due Sindaci, il buon Giovannelli dovrebbe compiere l’ultimo sforzo di adeguare i sistemi alle due strutture, la cui progettazione, con le necessarie varianti, potrebbe essere simile a quella del Piano di fattibilità bocciato dal Sindaco di Moncalieri.
Per il resto richiamo la vostra attenzione al contenuto della lettera di valutazioni dell’APERT il cui  80% del contenuto è stato concordato con l’Arch. Manera FRT.

Nel pomeriggio dello stesso 21 novembre si è svolto l'incontro con i Comuni di Pecetto e Moncalieri. Il Direttore Generale, Dott. Buscaino alle 8,30 del mattino successivo a telefonato a De Giorgio e Manera per comnunicare la disponibilità del Sindaco di Pecetto di alzare la torre fino a 120 metri e il Comune di di Moncalieri si è detto disponibile ad aumentare le due torri rispetto agli 85 metri previsti a condizione che ARPA confermi che l'aumento delle due torri riduce il valore di campo elettrico.

La Provincia sottoporrà subito il quesito ad ARPA ed in caso affermativo stilerà un nuovo protocollo da sottoporre ai Consorzi e alle Associazioni per poi trasmettere ad ARPA e Ispettorato la bozza di piano aggiornata e, in presenza dei pareri preventivi, trasmetterà il piano alla Conferenza dei servizi per l'approvazione.

Apert e FRT, stabilito il punto di costruzione dei tralicci e la loro altezza, chiedono alla Provincia di procedere alla prevista stesura  del progetto tecnico di ristrutturazione delle tre Torii e dei locali nel sottosuolo, che dovrebbero estendersi all'area dell'ex Parco Giochi, che sottoporrà ai due Comuni per un parere preventivo.

Il piano di risanamento è, quindi, della Provincia e, indipendentemente dalla scelta di ristrutturare le tre Torri, cadrà sulla stessa Provincia la responsabilità sull'idoneità del Piano adottato e sulla garanzia che gli impianti, con le caratteristiche tecniche e la posizione delle antenne scollocate sulle Torri, saranno in grado di assicurare il Campo Elettromagnetico totale sotto i 6 V/m. 

Dovrebbe essere la volta buona, a condizione che gli Uffici della Provincia  sia autorizzati a  seguire, senza rinvii,  le fasi che portano alla costruzione delle strutture: altri "intoppi" o "ritardi", causati dalla Pubblica Amministrazione, son sarebbero più sopportabili dai gestori.

Sulla notizia di aumento delle emissioni del 100% da parte di 8 Emittenti e, in un caso, del 900%, il giro di parole della risposta di ARPA alal Provincia, conferma  la necessità di verifiche agli impianti, per accertare se anche uno solo degli otto trasmettitori è in grado di aumentare la potenza del 900%.

Apert ritiene che il controllo dei segnali radiotelevisivi rappresentano una garanzia per tutti. Quando gli strumenti ARPA registrano un segnale maggiorato anche soltanto del 10 o 20 per cento rispetto ai precedenti dati, si deve accedere agli impianti, avvalendosi anche dall'Ispettorato delle
Comunicazioni, per una verifica di conformità operativa degli impianti stessi ed in caso di difformità procedere alla immediata disattivazione.

Questo il contenuto del quesito del PdL, illustrato il 22 novembre dal Consigliere e Vice Presidente del Consiglio, Giuseppe Cerchio,  che ha portato alla risposta del Presidente Antonio Saitta, sopra riportata: 

Al Presidente del Consiglio
Al Presidente della Provincia

QUESITO A RISPOSTA IMMEDIATA  Art. 55 del Regolamento

Oggetto: Non decolla il risanamento di Elettrosmog al Colle della Maddalena e i limiti sono sforati anche oltre il 900%.

Cosa aspetta la Amministrazione provinciale di Torino per attuare il piano di risanamento radioelettrica al Colle della Maddalena, il cui obbligo è stato dalla Regione Piemonte trasferito alla Provincia di Torino sin dal 2004 (con L.R. n. 19 del 3 agosto 2004), ed il cui termine perentorio è da anni scaduto?
Quanto richiesto è da anni reiteratamente sollecitato dal gruppo consiliare PDL ed ancora drammaticamente segnalato dall’Arpa con sforamenti anche superiori al 900%, con nota del 19 ottobre 2011

SI CHIEDE

Come mai, nonostante le assicurazioni dal Presidente Saitta, rese in aula il 19 Aprile 2011 in risposta all’ennesima interrogazione PDL e che recitava letteralmente: “oggi posso garantire che se entro la settimana non riceveremo da parte del Comune di Moncalieri una disponibilità a procedere alla variante al Piano Regolatore, così com’è stato indicato nella Conferenza dei Servizi tenutasi, noi procederemo ad un piano di risanamento in modo da risolvere i problemi – evidentemente di intesa con tutti gli operatori – senza varianti ai Piani Regolatori e ci assumiamo la responsabilità di fare anche in fretta”, sono trascorsi ben 6 mesi ed il piano di risanamento, nonostante la annunciata responsabilità dalla Provincia di fare in fretta, irresponsabilmente non decolla. Verrà lasciata dalla Provincia la soluzione all’autorità giudiziaria?

Apert non può non apprezzare le sollecitazioni del Gruppo PdL, visto che la Provincia ha fatto trascorrere. non solo i sei mesi dalle promesse del Presidente Saitta ma, sette anni dalla scadenza del temine del risanamento del Sito. Tempo rivelatasi INUTILE visto che in questi giorni stiamo valutando una bozza di piano che prevede quanto la Confertenza dei Servizi della Regione ha decisio sette anni fa:  la ristrutturazione di tre tralicci eautorizzati.

Ricordiamo che, con  l'Accordo sottoscritto dal Presidente della Provincia con i  Consorzi di Emittenti e le Associazioni, APERT e FRT (21 maggio 2009), il Presidente Antonio Saitta  assumeva l'impegno di "Velocizzare al massimo la costruzione delle opere necessarie a posizionare i sistemi d'antenna per ridurre l'attuale Campo Elettrico."

Viste le procedure e i temini temporali degli atti da compiere, così come fissati nell'Accordo del 21 maggio 2009, secondo l'APERT la Provincia deve individuare i due Consorzi unici, Radio e TV, che andranno a gestire gli impianti: i Consorzi firmatari dal predetto Accordo si sono impegnati a costituire i Consorzi unici entro 90 giorni dalla condivisione del Piano  di Risanamento, del  Progetto tecnico e dei relativi costi.

Attraverso la Tecnostruttura interna, previo confronto con i tecnici designati dai Consorzi, la Provincia deve definire il livello di progettazione necessario per l'attuazione dell'intervento dei relativi costi. Ciò consente alla Provincia di fare il Progetto e metterlo a disposizione dei Consorzi affinchè le imprese specializzate ed autorizzate alla costruzione delle opere siano nella condizione di riproporre preventivi.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Marzo 2012 10:02)

 

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