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Elettrosmog: il TAR del Piemonte annulla 11 diffide

IL TAR DEL PIEMONTE, I SEZIONE ANNULLA DIFFIDE/ORDINANZE EMESSE, IN  VIOLAZIONE DELLA LEGGE, DAI  COMUNI DI PECETTO TORINESE E MONCALIERI. ATTRIBUITE A 52 EDITORI RADIOTELEVISIVI COLPE, RITARDI E INADEMPIENZE CHE SONO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE:  ANCORA UNA VOLTA SI E' TENTATO DI CHIUDERE LE IMPRESE OSCURANDO I PROGRAMMI RADIO E TELEVISIONI

Cinquatadue Ordinanze/Diffide a carico di 12 Televisioni e  40 Radio, emesse dai comuni di Pecetto Torinese e Moncalieri di riduzione della potenza del 70 all'80% agli impianti Radio TV, oppure di effettuare misure di analoga efficacia: la riduzione della potenza era richiesta per ridurre il campo elettrico entro i limiti consentiti, riferito ai “valori di attenzione”: tali valori erano da raggiungere, con l'adozione del Piano di risanamento del Sito Colle della Maddalena da parte della Provincia di Torino, entro ottobre 2004 (art.9, legge 36/2001), sentiti i  Comuni di Pecetto Torinese e Moncalieri, . 
Sette Televisioni e quattro Radio hanno proposto ricorso al TAR del Piemonte, che ha dato torto ai Sindaci di Moncalieri e Pecetto Torinese.
Quarantadue emittenti hanno scelto di contestare i provvedimenti di diffida ai Responsabili dei Procedimenti mettendo in mora i Sindaci, con la formula dei danni patiti e patiendi.

In sintesi le sentenze di accoglimento dei ricorsi da parte del TAR del Piemonte

Il “valore di attenzione” dei 6 V/m – precisa il TAR del Piemonte nelle sentenze che accoglie gli ricorsi - “costituisce misura di cautela ai fini della protezione da possibili effetti a lungo termine e deve essere raggiunto nei tempi e nei modi previsti dalla legge”.
Il “limite di esposizione” dei 20 V/m, invece, non deve essere superato in alcuna condizione di esposizione della popolazione.

Il Tar, richiamandosi alla legge Regionale n. 19/2004 in attuazione della normativa nazionale, rileva come “le conseguenze sono parzialmente differenti nei casi di superamento dei limiti di esposizione e dei valori di attenzione.
Nel primo caso, qualora i gestori sono inadempienti alla riduzione a conformità, richiede alle amministrazioni centrali competenti la disattivazione dei suddetti impianti e ne dà comunicazione alla provincia”. Nel caso in cui, invece, non risultino rispettati i valori di attenzione, “il Comune “diffida i gestori degli impianti che contribuiscono al campo elettromagnetico ad eseguire la riduzione a conformità, compatibilmente con la qualità del servizio e previo accertamento da parte degli organi ausiliari periferici del Ministero delle comunicazioni”.
“Se la riduzione a conformità non consente il mantenimento della qualità del servizio – precisa ancora il Tar - i gestori presentano alla provincia una proposta di piano di risanamento.
La provincia adotta il piano di risanamento, avvalendosi del parere dell'ARPA, sentiti i comuni interessati ed acquisito il preventivo parere vincolante da parte degli organi tecnici ed ausiliari periferici delle autorità centrali competenti. L’uso dell’avverbio “compatibilmente” da parte del legislatore regionale – sottolinea ancora il Tar -  rende palese, infatti, come l’insussistenza di tale condizione precluda l’immediata riduzione a conformità, dischiudendo l’eventuale fase procedimentale, volta all’adozione del piano di risanamento”.

Tanto precisato – si legge nelle sentenze - è agevole rilevare la fondatezza della censura  inerente l’omessa verifica circa la coerenza della riduzione a conformità con la salvaguardia della qualità del servizio.

Nel caso in esame –  precisa il TAR - l’autorità comunale si è limitata a recepire le risultanze degli accertamenti compiuti da A.R.P.A. Piemonte e, sulla base di esse, ha direttamente ordinato la riduzione a conformità tramite la riduzione della potenza al connettore d’antenna.
Tale modo di procedere – scrive il Tar nelle sentenze -  si discosta dalle prescrizioni del' art. 8, comma 5, della legge Regionale del Piemonte n. 19/2004, non avendo il Comune previamente verificato, tramite gli organi tecnici dell’amministrazione periferica dello Stato deputati  a tale compito, se la riduzione a conformità fosse compatibile con il mantenimento della qualità del servizio.

La diagnosi di illegittimità dell’atto di diffida in contestazione si rafforza, dal punto di vista sostanziale, in considerazione dell’esito ineluttabilmente negativo di tale verifica, atteso che la presente riduzione a conformità si sovrappone ad analoga misura disposta circa un decennio addietro e che già in tale occasione l’Ispettorato territoriale aveva espresso un parere di non mantenimento della qualità del servizio.

Il Tar chiarisce che:  “in forza delle richiamate disposizioni normative regionali il piano di risanamento costituisce lo strumento da utilizzarsi per contemperare le contrapposte esigenze di tutela della popolazione esposta alle emissioni elettromagnetiche e dell’attività economica delle emittenti che irradiano il segnale”.

In pendenza del procedimento di approvazione di tale piano, “deve pertanto escludersi che l’autorità amministrativa sia legittimata a disporre nuove riduzioni di potenza che si sovrappongono alle precedenti, poiché tale opzione, oltre a non essere contemplata dalle disposizioni di rango primario, appare illogicamente volta a riversare sul privato le conseguenze del ritardo, nella specie cronicizzato, dell’azione amministrativa”.

I rilievi di cui sopra –  conclude il Tar del Piemonte - hanno carattere assorbente delle altre censure di legittimità dedotte da parte ricorrente e comportano l’accoglimento del ricorso. Anche Mediaset si è vista accolto il ricorso ma non il richiesto risarcimento del danno.
Il TAR ha compensato le spese.

Le valide argomentazioni degli Avvocati e il corretto ruolo dell'Ispettorato delle Comunicazioni del Piemonte che ha confermato - come tecnicamente accertato – l'incompatibilità di riduzione della potenza con la qualità del servizio, hanno consentito ai Giudici del TAR di emettere le importanti sentenze.
Grande soddisfazione, quindi, per le convincenti motivazioni dei  Giudici Relatori, attenti e scrupolosi  nell'esaminare, valutare e applicare la Legge Quadro 36/2001, la Legge Regionale 19/2004 , al punto di denunciare il cronicizzato ritardo della Pubblica Amministrazione (Comuni di Pecetto Torinese, Moncalieri  e, soprattutto, la Provincia di Torino) è di sottolineare come  “la riduzione a conformità si sovrapponeva ad analoga misura disposta circa un decennio addietro e che già in tale occasione l’Ispettorato territoriale aveva espresso un parere di non mantenimento della qualità del servizio”.

SENTENZE INTEGRALI

Pubblichiamo le sentenze alcune fornite dagli Avvocati, che ringraziamo, le altre acquisite dal TAR del Piemonte.
Per prendere visione e stamparle CLICCA QUI e scegli la società che vuoi conoscere la sentenza.
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L'Apert – che aveva motivato ai Responsabili dei procedimenti la richiesta di non procedere con le “diffide” – pubblicherà, su questo sito, tutta la corrispondenza intercorsa e  il contenuto delle  richieste di archiviazione per tutte le emittenti che, se accolte, avrebbero evitato le dieci sentenze e i relativi costi alle imprese radiotelevisive  e agli stessi comuni.

Ultimo aggiornamento (Martedì 10 Gennaio 2012 18:56)

 

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