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SOCIETA' LA 9 S.p.A., SENTENZA TAR DEL PIEMONTE DICEMBRE 2011

SOCIETA' LA 9 S.p.A., SENTENZA TAR DEL PIEMONTE DICEMBRE 2011

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente

                                                                   SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 100 del 2011, proposto da: Societa' La 9 S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Giovanni Aristodemo, Mauro Ferruzzi, con domicilio eletto presso l’avv.to Nicoletta Abbattista in Torino, via Giaglione, 1;
contro Comune di Moncalieri, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv.to Salvatore Mirabile, con domicilio eletto presso T.A.R. Piemonte Segreteria in Torino, corso Stati Uniti, 45; Arpa Piemonte, Provincia di Torino, in persona del Presidente della giunta pro tempore, non costituito;
Ministero dello Sviluppo Economico, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Dello Stato, domiciliata per legge in Torino, corso Stati Uniti, 45;
per l'annullamento dell'ordinanza n. 409 del 18/10/2010, con la quale il Dirigente del Settore Ambiente del Comune di Moncalieri ha diffidato la odierna ricorrente ad eseguire la riduzione a conformità in modo da ridurre il valore di campo entro il limite consentito, riferito ai limiti di attenzione, tramite la riduzione della potenza al connettore d'antenna secondo le indicazione della tabella 3 riportata per estratto, nonché della relazione tecnica dell'ARPA Piemonte n. 10_089_RF del 22/4/2010 e di ogni altro atto a questi prodromico, connesso, conseguente e/o presupposto

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Moncalieri e di Ministero dello Sviluppo Economico;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 1 dicembre 2011 la dott.ssa Paola Malanetto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Parte ricorrente ha adito l’intestato TAR e impugnato gli atti in epigrafe deducendo di essere titolare di una impresa radiofonica che si avvale di un impianto di radiodiffusione sonora presso il sito denominato “colle della Maddalena”, ove la Provincia di Torino ha intrapreso una procedura di risanamento per inquinamento radioelettrico.

In data 11/6/2010 la ricorrente riceveva comunicazione di avvio del procedimento finalizzato alla riduzione a conformità delle emissioni degli impianti in esercizio sulla scorta di misurazioni effettate da ARPA Piemonte in data 14-15/4/2010. La ricorrente presentava controdeduzioni evidenziando come fosse in corso un procedimento di risanamento, le emittenti coinvolte ammontassero a n. 52 e in ogni caso la riduzione di potenza non dovesse pregiudicare la qualità del servizio.

Nel frattempo, con delibera in data 27/7/2010, la Provincia di Torino dava atto dei progressi della Conferenza di servizi finalizzata al risanamento, della disponibilità dei gestori a farsi carico dei relativi costi e dell’impegno di tutti i soggetti coinvolti, pendente il procedimento, a rispettare gli esiti della conferenza di servizi medesima.

La ricorrente riceveva quindi l’impugnata diffida e immediatamente richiedeva al competente ispettorato territoriale del Ministero dello sviluppo economico la certificazione di incompatibilità tra la disposta riduzione di potenza e la regolare permanenza del servizio..

Deduce parte ricorrente i seguenti motivi di ricorso:
Violazione di legge, violazione e falsa applicazione art. 8 co. 5 della l.r. 3/8/2004 n. 19 e del d.lgs. 177/05, inosservanza della DGR 29/12/2004 n. 39-14473. Eccesso di potere, illogicità ed irrazionalità manifeste e contraddittorietà con precedenti manifestazioni. Violazione ed omessa applicazione dell’art. 41 della Cost. Violazione ed omessa applicazione dell’art. 97 Cost. dell’art. 1 della l. n. 241/1990, violazione dei principi di buon andamento della cosa pubblica e di efficacia ed economicità del procedimento amministrativo. Contesta parte ricorrente che la riduzione di potenza sia stata disposta senza contemperamento con l’efficienza del servizio e in contrasto anche con le indicazione dettata dalla deliberazione di giunta provinciale.

2) Violazione di legge, violazione e falsa applicazione allegato C al d.p.c.m. 8/7/2003. Violazione ed omessa applicazione artt. 1 e 3 della l. n. 241/1990, motivazione carente ed incomprensibile; contesta parte ricorrente la correttezza del computo effettuato per individuare il superamento, da parte sua, dei limiti di esposizione dettati per legge.

Si sono costituite le amministrazioni resistenti chiedendo il rigetto del ricorso e contestandone la fondatezza in fatto e diritto.

La causa è stata istruita mediante acquisizioni documentali e audizione delle parti.

Con ordinanza n. 368/2011 l’istanza cautelare è stata accolta.
All’udienza dell’1.12.2011 la causa è stata discussa e decisa.

DIRITTO
Preliminarmente occorre osservare, in fatto, che, in seguito all’istruttoria espletata, è stata depositata in giudizio apposita richiesta presentata dall’emittente “La 9” di certificazione, da parte del competente ispettorato, che la disposta riduzione di potenza comporterebbe un pregiudizio al servizio; è stata inoltre depositata espressa manifestazione di disponibilità a sostenere le spese dell’accertamento (cfr doc. 14 parte ricorrente). Per altro dalla complessiva documentazione in atti e dalle informazioni assunte risulta pacifico che la riduzione di potenza (disposta nella misura del 63,90%) comporterebbe pregiudizio al servizio

Con il provvedimento che forma oggetto della presente impugnativa giurisdizionale, il Comune di Moncalieri ha diffidato la ricorrente, nella sua qualità di emittente televisiva che opera mediante l’impianto sito in località Colle della Maddalena, ad eseguire la riportata riduzione a conformità, seguendo le indicazioni dell’A.R.P.A. Piemonte, in modo da ridurre il valore di campo complessivo dell’area entro i valori consentiti con riferimento ai limiti di attenzione.

E’ pacifico che la contestata determinazione comunale, pur facendo uso del verbo “diffida”, abbia consistenza di vera e propria statuizione autoritativa nonché efficacia direttamente lesiva degli interessi della destinataria e sia, quindi, immediatamente impugnabile dinanzi al giudice amministrativo. E’ altresì pacifico ed accertato che tale riduzione sarebbe effettivamente e concretamente lesiva della qualità del servizio.

Quanto agli effetti dell’impugnato provvedimento, è anche da precisare, a fronte delle contrarie argomentazioni della difesa comunale (cfr. memoria del 31 ottobre 2011), che essi consistono nell’imposizione della riduzione della potenza al connettore d’antenna, come letteralmente stabilito nel dispositivo dell’atto.

La possibilità di adottare le cosiddette “misure di analoga efficacia” (quali, ad esempio, l’installazione di appositi schermi) è configurata, infatti, come opzione meramente alternativa che, fino alla sua completa attuazione, non esclude l’obbligo di attuare la prescritta riduzione di potenza.

Ciò premesso, si rileva, quanto ai presupposti dell’atto in contestazione, che esso fa seguito al superamento dei valori di attenzione, accertato dall’A.R.P.A. Piemonte presso abitazioni private site in prossimità della stazione emittente.

La nozione di “valore di attenzione” è posta a tutela della salute e a salvaguardia della popolazione esposta alle emissioni elettromagnetiche prodotte dagli impianti (nella specie, di radiodiffusione televisiva).

Essa è codificata dall’art. 3, comma 1, lett. c), della legge 22 febbraio 2001, n. 36 (legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici): “è il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, considerato come valore di immissione, che non deve essere, superato negli ambienti abitativi, scolastici e nei luoghi adibiti a permanenze prolungate…”.

Il secondo periodo della richiamata disposizione precisa che il valore di attenzione “costituisce misura di cautela ai fini della protezione da possibili effetti a lungo termine e deve essere raggiunto nei tempi e nei modi previsti dalla legge”.

Affine a tale nozione è quella di “limite di esposizione” che l’art. 3, comma 1, lett. b), della citata legge 36/2001 definisce come “il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, considerato come valore di immissione, definito ai fini della tutela della salute da effetti acuti, che non deve essere superato in alcuna condizione di esposizione della popolazione e dei lavoratori…”.

In breve: il limite di esposizione rappresenta una soglia di compatibilità con la salute umana che non deve in alcun caso essere superata; il valore di attenzione è un diverso limite, ovviamente più elevato, il cui rispetto costituisce una misura di cautela per proteggere la popolazione dagli effetti a lungo termine connessi con l’esposizione ai campi elettromagnetici all’interno di edifici adibiti a permanenze prolungate (cfr. anche d.P.C.M. 8 luglio 2003, art. 3).

In attuazione della normativa nazionale, la Regione Piemonte ha disegnato, con la legge n. 19 del 3 agosto 2004, la disciplina sulla protezione dalle esposizioni a campi elettromagnetici.

Le disposizioni di specifico interesse sono contenute nell’art. 8 della legge che, in coerenza con la diversa funzione dei due istituti, prevede conseguenze parzialmente differenti nei casi di superamento dei limiti di esposizione e dei valori di attenzione.

Quanto alla prima ipotesi, il terzo comma dell’art. 8 stabilisce: “il comune diffida i gestori degli impianti che contribuiscono al campo elettromagnetico ad eseguire la riduzione a conformità in modo da ridurre il valore di campo rilevato entro il limite di esposizione consentito, secondo le indicazioni dell'ARPA, fatte salve le sanzioni previste all'articolo 16. Gli oneri per la riduzione a conformità sono a carico dei gestori”.

Qualora i gestori si siano resi inadempienti, il Comune, come previsto dal successivo quarto comma, “richiede alle amministrazioni centrali competenti la disattivazione dei suddetti impianti e ne dà comunicazione alla provincia”.

Nel caso in cui, invece, non risultino rispettati i valori di attenzione, il Comune, secondo quanto previsto dal quinto comma dell’art. 8, “diffida i gestori degli impianti che contribuiscono al campo elettromagnetico ad eseguire la riduzione a conformità, compatibilmente con la qualità del servizio e previo accertamento da parte degli organi ausiliari periferici del Ministero delle comunicazioni”.

Inoltre, giusta la previsione del sesto comma, “se la riduzione a conformità non consente il mantenimento della qualità del servizio, i gestori presentano alla provincia una proposta di piano di risanamento. La provincia adotta il piano di risanamento, avvalendosi del parere dell'ARPA, sentiti i comuni interessati ed acquisito il preventivo parere vincolante da parte degli organi tecnici ed ausiliari periferici delle autorità centrali competenti”.

Le misure da adottarsi nelle due ipotesi sono modellate, pertanto, sulla base del medesimo schema procedimentale che dà luogo all’adozione di un provvedimento (“diffida”) di riduzione a conformità.

Nel caso di superamento dei valori di attenzione, peraltro, l’adozione di tale misura richiede quale ulteriore presupposto che sia garantito il mantenimento della qualità del servizio, condizione che deve essere accertata da parte degli organi ausiliari periferici del Ministero delle comunicazioni.
L’uso dell’avverbio “compatibilmente” da parte del legislatore regionale rende palese, infatti, come l’insussistenza di tale condizione precluda l’immediata riduzione a conformità, dischiudendo l’eventuale fase procedimentale, prevista dal comma 6, volta all’adozione del piano di risanamento.

Tale condizione non è richiesta, invece, nella più delicata ipotesi di superamento del limite di esposizione, dove l’inottemperanza all’ordine di riduzione a conformità comporta, inoltre, la disattivazione dell’impianto.

La descritta differenza di trattamento appare coerente, d’altronde, con la diversa natura e funzione dei limiti di che trattasi in quanto, come già rilevato, i limiti di esposizione costituiscono soglie insuperabili, mentre i valori di attenzione rappresentano una misura di cautela da raggiungersi con modalità e tempi normativamente prestabiliti. Tanto spiega perché, nel corpo della normativa, compresa la direttiva tecnica, mentre i limiti di esposizione, che nell’ottica del legislatore costituiscono un danno per la salute pubblica, non sono suscettibili di ulteriore contemperamento con altri beni giuridici protetti, la disciplina dei limiti di attenzione non prescinde invece dal rispetto delle esigenze di funzionalità del servizio e i due interessi trovano un necessario contemperamento nel piano di risanamento.

Così ricostruita la fattispecie e la normativa applicabile si ritiene fondato il primo motivo di ricorso.
Nel caso in esame, infatti, l’autorità comunale si è limitata a recepire le risultanze degli accertamenti compiuti da A.R.P.A. Piemonte e, sulla base di esse, ha direttamente ordinato la riduzione a conformità tramite la riduzione della potenza al connettore d’antenna in una ipotesi di superamento dei limiti di attenzione.

Tale modus procedendi si discosta dalle prescrizioni del già citato art. 8, comma 5, della legge regione Piemonte n. 19/2004, non avendo il Comune previamente verificato, tramite gli organi tecnici dell’amministrazione periferica dello Stato deputati a tale compito, se la riduzione a conformità fosse compatibile con il mantenimento della qualità del servizio. Né giova sostenere che i suddetti accertamenti devono essere richiesti dagli interessati e sono a loro carico, in quanto agli oneri, poiché sotto questo profilo la ricorrente si è correttamente attivata.

La diagnosi di illegittimità dell’atto in contestazione si rafforza, dal punto di vista sostanziale, in considerazione dell’esito ineluttabilmente negativo di tale verifica, atteso che la riduzione a conformità si sovrappone ad analoga misura disposta circa un decennio addietro e che già in tale occasione l’Ispettorato territoriale aveva espresso un parere di non mantenimento della qualità del servizio.

Sotto un diverso profilo, come evidenziato in ricorso, il sito in questione è stato interessato da un procedimento, dapprima affidato alla competenza regionale e successivamente alla Provincia di Torino, volto all’adozione del piano di risanamento, che si protrae da molti anni, senza che tuttora sussistano certezze in ordine alla sua conclusione e alla relativa tempistica. Nella deliberazione di giunta provinciale 27/7/2010 si è dato più volte atto che il procedimento di risanamento è in corso, che le emittenti hanno dato la loro disponibilità a sopportarne gli oneri, che i Comuni coinvolti hanno individuato soluzioni condivise e che tutti i soggetti coinvolti sono tenuti ad una condotta coerente con il piano in via di sviluppo.

Ora, in forza delle richiamate disposizioni normative regionali il piano di risanamento costituisce lo strumento da utilizzarsi per contemperare le contrapposte esigenze di tutela della popolazione esposta alle emissioni elettromagnetiche superiori ai valori di attenzione e dell’attività economica delle emittenti che irradiano il segnale. Il procedimento è in tal senso già stato correttamente avviato dalle amministrazioni competenti circa una decina di anni addietro; se nonché il medesimo è allo stato privo di esito per contrasti sorti tra le amministrazioni e senza che alcuna inadempienza sia addebitabile alle emittenti.

In pendenza del procedimento di approvazione di tale piano, deve pertanto escludersi che l’autorità amministrativa sia legittimata a disporre nuove riduzioni di potenza che si sovrappongono alle precedenti, poiché tale opzione, oltre a non essere contemplata dalle disposizioni di rango primario, appare illogicamente volta a riversare sul privato le conseguenze del ritardo, nella specie cronicizzato, dell’azione amministrativa. Tanto più che sul fronte amministrativo non si ritiene neppure di indicare un fisiologico termine del procedimento, così nella sostanza abdicando alla funzione di contemperamento degli interessi che la legge fisiologicamente affida al procedimento.

Anche sotto questo profilo il primo motivo di ricorso appare fondato là dove si lamentano illogicità e contraddittorietà con precedenti manifestazioni.
I rilievi di cui sopra hanno carattere assorbente delle altre censure di legittimità dedotte da parte ricorrente e comportano l’accoglimento del ricorso.
Considerando la peculiarità della fattispecie e la soccombenza reciproca, le spese del grado di giudizio vanno integralmente compensate fra le parti costituite.

                                                                           P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
accoglie il ricorso e per l’effetto annulla gli atti impugnati nei sensi e nei limiti di cui in motivazione;
compensa le spese di lite.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 1 dicembre 2011 con l'intervento dei magistrati:
Franco Bianchi, Presidente
Richard Goso, Primo Referendario
Paola Malanetto, Referendario, Estensore
 
L'ESTENSORE

IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 21/12/2011
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.

PUBBLICATA DA VITTORIO DE GIOGIO, RESPONSABILE ASSOCIAZIONE APERT.E' GRADITA SEGNALAZIONE DI ERRORI ED OMISSIONI.

Ultimo aggiornamento (Martedì 03 Gennaio 2012 08:52)

 

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