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Monradio S.r.l. e Virgin Radio Italy S.p.a., Sentenza TAR Piemonte

Monradio S.r.l. e Virgin Radio Italy S.p.a.,

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente

                                                                                         SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 84 del 2011, proposto da: Monradio S.r.l. e Virgin Radio Italy S.p.a., rappresentate e difese dagli avv. Marzia Amiconi, Mario Monaco ed Elena Taricco, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultima in Torino, via Moretta, 15;
contro
Comune di Pecetto Torinese, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv. Carlo Merani e Antonella Lauria, con domicilio eletto presso il loro studio in Torino, via Pietro Micca, 21;
A.R.P.A. Piemonte;
per l'annullamento delle ordinanze nn. 30 e 42 del 18.10.2010, notificate a Monradio S.r.l., rispettivamente, in data 25-26.10.2010, e dell'ordinanza n. 29 del 18.10.2010, notificata a Virgin Radio Italy S.p.a. in data 26.10.2010, con le quali il Comune di Pecetto Torinese, a mezzo del Responsabile del Servizio tecnico, Settore lavori pubblici, manutenzioni e ambiente, ha diffidato le società ricorrenti ad eseguire la riduzione a conformità in modo da ridurre il valore di campo entro il limite consentito, riferito ai limiti di attenzione, tramite la riduzione della potenza al connettore d'antenna, con contestuale monitoraggio in remoto della potenza; nonché di ogni altro atto antecedente, conseguente, connesso e, in particolare, delle misure dei valori di campo elettromagnetico eseguite dall'Arpa Piemonte e della conseguente relazione tecnica.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Pecetto Torinese;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 1 dicembre 2011 il dott. Richard Goso e uditi per le parti i difensori, come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

Le società ricorrenti utilizzano nell’esercizio della propria attività di emittenti radiofoniche gli impianti siti nella stazione del Colle della Maddalena, nel territorio del Comune di Pecetto Torinese.

A seguito delle misurazioni effettuate dall’A.R.P.A. Piemonte nei giorni 14 e 15 aprile 2010, veniva accertato che le emissioni elettromagnetiche di tali impianti concorrevano, unitamente a quelle degli altri operatori radiofonici e televisivi ivi operanti, a determinare il superamento della soglia “di attenzione” prevista dalla normativa in materia.

A conclusione di apposito procedimento, il Comune, nonostante le osservazioni critiche presentate dalle interessate, adottava le ordinanze meglio indicate in epigrafe, con le quali disponeva la riduzione a conformità dei segnali emessi dagli impianti delle ricorrenti.

Le esponenti, che si assumono lese da tali provvedimenti, li hanno impugnati con ricorso giurisdizionale fondato sui seguenti motivi di gravame:

I) Violazione di legge. Illogicità e irragionevolezza manifesta. Mancata valutazione dell’interesse pubblico, del diritto di manifestazione del pensiero, del diritto d’impresa e del principio d’imparzialità della p.a.

II) Illegittimità dell’istruttoria e delle modalità di risanamento. Omessa comunicazione delle modalità e delle condizioni di misurazione, nonché delle certificazioni afferenti la strumentazione utilizzata da parte dell’ARPA Piemonte.

Si è costituito in giudizio il Comune di Pecetto Torinese, contrastando la fondatezza del ricorso e opponendosi al suo accoglimento.

Si evince dalla memoria difensiva del Comune, tra l’altro, che la problematica dell’inquinamento elettromagnetico presso il sito del Colle della Maddalena è all’attenzione delle autorità preposte fin dal 1999, quando vennero avviate specifiche indagini della Procura della Repubblica di Torino, e che a seguito di tale intervento era stato avviato, nel 2001, l’iter per l’adozione di un piano di risanamento del sito, non ancora giunto a conclusione.

All’esito della camera di consiglio del 24 febbraio 2011, fissata per la trattazione dell’istanza cautelare proposta in via incidentale dalle ricorrenti, veniva adottata l’ordinanza n 159/2011, con cui sono stati chiesti documentati chiarimenti in merito alla compatibilità con la qualità del servizio della disposta riduzione di potenza ed è stata interinalmente sospesa l’esecuzione dei provvedimenti impugnati.

L’ordinanza è stata regolarmente ottemperata dall’Ispettorato territoriale Piemonte Valle d’Aosta del Ministero dello sviluppo economico, con relazioni esplicative acquisite agli atti del giudizio in data 21 aprile 2011.

Si evince da tali relazioni che, successivamente all’adozione del contestato provvedimento di riduzione a conformità, Virgin Radio, come altre emittenti destinatarie di consimili misure, aveva chiesto all’Ispettorato il rilascio di una certificazione attestante che la riduzione di potenza non avrebbe consentito il mantenimento della qualità del servizio; l’Ufficio periferico precisava, altresì, che i relativi accertamenti sarebbero stati effettuati entro il mese di maggio del 2011.

L’altra ricorrente, Monradio S.r.l. (che diffonde il segnale di Radio R101), pur avendo chiesto il rilascio della certificazione predetta, non aveva successivamente confermato all’Ispettorato la propria volontà di procedere con gli accertamenti e di sostenere le relative spese; tale conferma, comunque, è stata presentata pochi giorni dopo, come comprova la documentazione versata in atti dalla ricorrente.

Alla luce dei chiarimenti di cui sopra, con ordinanza n. 358 del 27 maggio 2011 veniva accolta l’istanza di tutela cautelare proposta dalle ricorrenti e fissata l’udienza per la discussione nel merito del ricorso.

Nelle more del giudizio, l’Ispettorato ha completato le verifiche di competenza per quanto riguarda gli impianti di Monradio S.r.l. e rilasciato alla medesima emittente una certificazione in data 27 ottobre 2011, depositata agli atti del giudizio il successivo 31 ottobre, attestante che la contestata riduzione di potenza non avrebbe consentito il mantenimento della qualità del servizio.

Nessun riscontro, invece, è stato fornito in merito alla posizione di Virgin Radio Italy S.p.a. In prossimità della pubblica udienza, le parti hanno depositato memorie difensive e di replica.
Il ricorso, infine, è stato chiamato all’udienza del 1° dicembre 2011 e ritenuto in decisione.

DIRITTO

Con i provvedimenti che formano oggetto della presente impugnativa giurisdizionale, il Comune di Pecetto Torinese ha diffidato le ricorrenti, nella loro qualità di emittenti radiofoniche che operano mediante gli impianti siti in località Colle della Maddalena, ad eseguire la riduzione a conformità secondo le indicazioni dell’A.R.P.A. Piemonte, in modo da ridurre il valore di campo entro i valori consentiti con riferimento ai limiti di attenzione.
E’ pacifico che le contestate determinazioni comunali, pur facendo uso del verbo “diffida”, abbiano consistenza di vere e proprie statuizioni autoritative nonché efficacia direttamente lesiva degli interessi delle rispettive destinatarie e siano, quindi, immediatamente impugnabili dinanzi al giudice amministrativo.

Quanto agli effetti degli impugnati provvedimenti, è anche da precisare, a fronte delle contrarie argomentazioni della difesa comunale (cfr. memoria del 27 ottobre 2011, pag. 12), che essi consistono nell’imposizione della riduzione della potenza al connettore d’antenna, come letteralmente stabilito nel dispositivo dei provvedimenti medesimi.

La possibilità di adottare le cosiddette “misure di analoga efficacia” (quali, ad esempio, l’installazione di appositi schermi) è configurata, infatti, come opzione meramente alternativa che, fino alla sua completa attuazione, non esclude l’obbligo di attuare le prescritte riduzioni di potenza.

Ciò premesso, si rileva, quanto ai presupposti degli atti in contestazione, che essi fanno seguito al superamento dei valori di attenzione, accertato dall’A.R.P.A. Piemonte presso abitazioni private site in prossimità delle stazioni emittenti.

La nozione di “valore di attenzione” è posta a tutela della salute e a salvaguardia della popolazione esposta alle emissioni elettromagnetiche prodotte dagli impianti (nella specie, di radiodiffusione).

Essa è codificata dall’art. 3, comma 1, lett. c), della legge 22 febbraio 2001, n. 36 (legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici): “è il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, considerato come valore di immissione, che non deve essere, superato negli ambienti abitativi, scolastici e nei luoghi adibiti a permanenze prolungate…”.

Il secondo periodo della richiamata disposizione precisa che il valore di attenzione “costituisce misura di cautela ai fini della protezione da possibili effetti a lungo termine e deve essere raggiunto nei tempi e nei modi previsti dalla legge”.

Affine a tale nozione è quella di “limite di esposizione” che l’art. 3, comma 1, lett. b), della citata legge 36/2001 definisce come “il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, considerato come valore di immissione, definito ai fini della tutela della salute da effetti acuti, che non deve essere superato in alcuna condizione di esposizione della popolazione e dei lavoratori…”.

In breve: il limite di esposizione rappresenta una soglia di compatibilità con la salute umana che non deve in alcun caso essere superata; il valore di attenzione è un diverso limite, ovviamente più elevato, il cui rispetto costituisce una misura di cautela per proteggere la popolazione dagli effetti a lungo termine connessi con l’esposizione ai campi elettromagnetici all’interno di edifici adibiti a permanenze prolungate (cfr. anche d.P.C.M. 8 luglio 2003, art. 3).

In attuazione della normativa nazionale, la Regione Piemonte ha disegnato, con la legge n. 19 del 3 agosto 2004, la disciplina sulla protezione dalle esposizioni a campi elettromagnetici.

Le disposizioni di specifico interesse sono contenute nell’art. 8 della legge che, in coerenza con la diversa funzione dei due istituti, prevede conseguenze parzialmente differenti nei casi di superamento dei limiti di esposizione e dei valori di attenzione.

Quanto alla prima ipotesi, il terzo comma dell’art. 8 stabilisce: “il comune diffida i gestori degli impianti che contribuiscono al campo elettromagnetico ad eseguire la riduzione a conformità in modo da ridurre il valore di campo rilevato entro il limite di esposizione consentito, secondo le indicazioni dell'ARPA, fatte salve le sanzioni previste all'articolo 16. Gli oneri per la riduzione a conformità sono a carico dei gestori”.

Qualora i gestori si siano resi inadempienti, il Comune, come previsto dal successivo quarto comma, “richiede alle amministrazioni centrali competenti la disattivazione dei suddetti  impianti e ne dà comunicazione alla provincia”.

Nel caso in cui, invece, non risultino rispettati i valori di attenzione, il Comune, secondo quanto previsto dal quinto comma dell’art. 8, “diffida i gestori degli impianti che contribuiscono al campo elettromagnetico ad eseguire la riduzione a conformità, compatibilmente con la qualità del servizio e previo accertamento da parte degli organi ausiliari periferici del Ministero delle comunicazioni”.

Inoltre, giusta la previsione del sesto comma, “se la riduzione a conformità non consente il mantenimento della qualità del servizio, i gestori presentano alla provincia una proposta di piano di risanamento. La provincia adotta il piano di risanamento, avvalendosi del parere dell'ARPA, sentiti i comuni interessati ed acquisito il preventivo parere vincolante da parte degli organi tecnici ed ausiliari periferici delle autorità centrali competenti”.

Le misure da adottarsi nelle due ipotesi sono modellate, pertanto, sulla base del medesimo schema procedimentale che dà luogo all’adozione di un provvedimento (“diffida”) di riduzione a conformità.

Nel caso di superamento dei valori di attenzione, peraltro, l’adozione di tale misura richiede quale ulteriore presupposto che sia garantito il mantenimento della qualità del servizio, condizione che deve essere accertata da parte degli organi periferici del Ministero delle comunicazioni.

L’uso dell’avverbio “compatibilmente” da parte del legislatore regionale rende palese, infatti, come l’insussistenza di tale condizione precluda l’immediata riduzione a conformità, dischiudendo l’eventuale fase procedimentale, prevista dal comma 6, volta all’adozione del piano di risanamento.

Tale condizione non è richiesta, invece, nella più delicata ipotesi di superamento del limite di esposizione, dove l’inottemperanza all’ordine di riduzione a conformità comporta, inoltre, la disattivazione dell’impianto.

La descritta differenza di trattamento appare coerente, d’altronde, con la diversa natura e funzione dei limiti di che trattasi in quanto, come già rilevato, i limiti di esposizione costituiscono soglie di pericolo affatto insuperabili, mentre i valori di attenzione rappresentano una misura di cautela da raggiungersi con modalità e tempi normativamente prestabiliti.

Tanto precisato, è agevole rilevare la fondatezza della censure, dedotte nel contesto dei due motivi di ricorso, inerenti il mancato coinvolgimento negli accertamenti dei tecnici del Ministero delle comunicazioni (oggi Ministero dello sviluppo economico) nonché l’omessa verifica circa la coerenza della riduzione a conformità con la salvaguardia della qualità del servizio.

Nel caso in esame, infatti, l’autorità comunale si è limitata a recepire le risultanze degli accertamenti compiuti da A.R.P.A. Piemonte e, sulla base di esse, ha direttamente ordinato la riduzione a conformità tramite la riduzione della potenza al connettore d’antenna.

Tale modus procedendi si discosta dalle prescrizioni del già citato art. 8, comma 5, della leggeregion. Piemonte n. 19/2004, non avendo il Comune previamente verificato, tramite gli organi tecnici dell’amministrazione periferica dello Stato, se la riduzione a conformità fosse compatibile con il mantenimento della qualità del servizio.

La diagnosi di illegittimità dell’atto in contestazione si rafforza, dal punto di vista sostanziale, in considerazione dell’esito negativo di tale verifica.

Nel caso di Monradio S.r.l., infatti, gli accertamenti effettuati nelle more del giudizio hanno portato al rilascio del certificato in data 27 ottobre 2011, con cui il competente Ispettorato esclude detto rapporto di compatibilità.

Quanto a Virgin Radio, invece, non si dispone di analoga evidenza documentale, non essendo ancora terminate, per cause del tutto indipendenti dalla volontà dell’emittente, le verifiche affidate all’Ispettorato; è possibile ritenere, tuttavia, che anche l’esito di tale istruttoria sarà ineluttabilmente negativo, considerando che la presente riduzione a conformità si sovrappone ad analoga misura disposta circa un decennio addietro e che, con nota interlocutoria del 17 dicembre 2010, l’Ispettorato aveva già escluso in linea di principio la possibilità di mantenimento della qualità del servizio.

Sotto un diverso profilo, occorre anche rilevare come il sito in questione sia interessato da un procedimento volto all’adozione del piano di risanamento, dapprima affidato alla competenza regionale e successivamente alla Provincia di Torino, che si protrae da molti anni, senza che tuttora sussistano certezze in ordine alla sua conclusione e alla relativa tempistica.

In forza delle richiamate disposizioni normative regionali, il piano di risanamento costituisce lo strumento da utilizzarsi per contemperare le contrapposte esigenze di tutela della popolazione esposta alle emissioni elettromagnetiche e dell’attività economica delle emittenti che irradiano il segnale.

In pendenza del procedimento di approvazione di tale piano, deve pertanto escludersi che l’autorità amministrativa sia legittimata a disporre nuove riduzioni di potenza che si sovrappongono alle precedenti, poiché tale opzione, oltre a non essere contemplata dalle disposizioni di rango primario, appare illogicamente volta a riversare sul privato le conseguenze del ritardo, nella specie cronicizzato, dell’azione amministrativa.
I rilievi di cui sopra hanno carattere assorbente delle altre censure di legittimità dedotte da parte ricorrente e comportano l’accoglimento del ricorso.

Considerando la peculiarità della fattispecie, le spese del grado di giudizio vanno integralmente compensate fra le parti costituite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 1 dicembre 2011 con l'intervento dei magistrati:
Franco Bianchi, Presidente
Richard Goso, Primo Referendario, Estensore
Paola Malanetto, Referendario
 
L'ESTENSORE

IL PRESIDENTE
 
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 19/12/2011
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

PUBBLICATA DA VITTORIO DE GIOGIO, RESPONSABILE ASSOCIAZIONE APERT. E' GRADITA SEGNALAZIONE DI ERRORI ED OMISSIONI.

Ultimo aggiornamento (Martedì 03 Gennaio 2012 10:05)

 

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