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Elettronica Industriale S.p.a. - Mediaset Sentenza TAR Piemonte dicembre 2011

Elettronica Industriale S.p.a. - Mediaset

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente

                                                                                       SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 33 del 2011, proposto da: Elettronica Industriale S.p.a., rappresentata e difesa dagli avv. Giovanni Mangialardi e Mario Comba, con domicilio eletto presso lo studio del secondo in Torino, via Mercantini, 6;

                                                                                         contro

Comune di Pecetto Torinese, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv. Carlo Merani e Antonella Lauria, con domicilio eletto presso il loro studio in Torino, via Pietro Micca, 21; A.R.P.A. - Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Piemonte; Ministero dello sviluppo economico;  per l'annullamento dell'ordinanza n. 51 del 18.10.2010, con la quale il Comune di Pecetto Torinese ha diffidato Elettronica Industriale S.p.a. ad eseguire nel minor tempo possibile la riduzione a conformità del segnale trasmesso con il proprio impianto multiplex Mediaset 2 in modo da ridurre il valore di campo elettromagnetico entro il limite consentito; di tutti gli atti ed i provvedimenti presupposti, connessi e conseguenti, anche se allo stato non conosciuti; e per la condanna del Comune di Pecetto Torinese al risarcimento del danno.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Pecetto Torinese;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 1 dicembre 2011 il dott. Richard Goso e uditi per le parti i difensori, come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

La Società ricorrente, appartenente al gruppo Mediaset, utilizza nell’esercizio della propria attività di operatore di rete televisiva l’impianto sito nella stazione del Colle della Maddalena, nel territorio del Comune di Pecetto Torinese.

A seguito delle misurazioni effettuate dall’A.R.P.A. Piemonte nella seconda metà del 2009, veniva accertato che le emissioni elettromagnetiche di tale impianto concorrevano, unitamente a quelle degli altri operatori ivi presenti, a determinare il superamento della soglia “di attenzione” prevista dalla normativa in materia.

La circostanza era confermata all’esito di una seconda campagna di misurazioni effettuata da A.R.PA. nel mese di aprile del 2010. Il Comune di Pecetto Torinese, pertanto, comunicava all’odierna ricorrente, con nota del 31 maggio 2010, l’avvio del procedimento di riduzione a conformità delle emissioni.

Nonostante le osservazioni critiche presentate dalla Società, il Comune concludeva il procedimento in senso ad essa sfavorevole, disponendo, con l’atto del 18 ottobre 2010 che forma oggetto della presente impugnativa, la riduzione a conformità del segnale emesso dall’impianto in questione.

L’esponente, che si assume lesa da tale misura, fonda il proprio ricorso giurisdizionale su un motivo di gravame formalmente unico, così rubricato: “Violazione e falsa interpretazione di legge e regolamento: artt. 3, 42 e 97 Cost.; artt. 3, 6, 7, 8, 9 e 10, l. 7 agosto 1990, n. 241; artt. 3 e 14, l. 22 febbraio 2001, n. 36; artt. 5 e 8, l.r. Piemonte 3 agosto 2004, n. 19; artt. 3, 4, 5 e 6, d.P.C.M. 8 luglio 2003; art. 4, commi 1 e 2, d.m. n. 381/1998; art. 6, d.G.R. Piemonte 29 dicembre 2004, n. 39-14473. Eccesso di potere: travisamento dei fatti ed erroneità dei presupposti, irragionevolezza ed illogicità, violazione del principio di proporzionalità”.

Si è costituito in giudizio il Comune di Pecetto Torinese, contrastando la fondatezza del ricorso e opponendosi al suo accoglimento.

Si evince dagli scritti difensivi del Comune, tra l’altro, che la problematica dell’inquinamento elettromagnetico presso il sito del Colle della Maddalena è all’attenzione delle autorità preposte fin dal 1999, quando vennero avviate specifiche indagini della Procura della Repubblica di Torino; a seguito di tale intervento, veniva avviato, nel 2001, l’iter per l’adozione di un piano di risanamento del sito che, tuttavia, non risulta ancora portato a conclusione.

All’esito della camera di consiglio del 24 febbraio 2011, fissata per la trattazione dell’istanza cautelare proposta in via incidentale dalla ricorrente, veniva adottata l’ordinanza n 156/2011, con cui sono stati chiesti documentati chiarimenti in merito alla compatibilità con la qualità del servizio della disposta riduzione di potenza ed è stata interinalmente sospesa l’esecuzione del provvedimento impugnato.

L’ordinanza è stata regolarmente ottemperata dall’Ispettorato territoriale Piemonte Valle d’Aosta del Ministero dello sviluppo economico, con relazione esplicativa acquisita agli atti del giudizio in data 28 aprile 2011.

Si evince da tale relazione che, successivamente all’adozione del contestato provvedimento di riduzione a conformità, l’odierna ricorrente, come altre emittenti destinatarie di consimili misure, aveva chiesto all’Ispettorato il rilascio di una certificazione attestante che la riduzione di potenza non avrebbe consentito il mantenimento della qualità del servizio.

L’Ufficio periferico precisa che, stante l’elevato numero di richieste, non è in grado di prevedere La data di esecuzione dei necessari accertamenti strumentali; tuttavia, esso rileva che analoghe riduzioni di potenza erano state disposte nel 2000 e 2001, per il complesso delle emittenti attive sul Colle della Maddalena, e già in tale occasione era stata espressa una valutazione negativa circa la compatibilità delle misure in parola.

Anche alla luce di tali chiarimenti, con ordinanza n. 356 del 27 maggio 2011 veniva accolta l’istanza di tutela cautelare proposta dalla ricorrente e fissata l’udienza per la discussione nel merito del ricorso.

Le parti hanno depositato memorie difensive a sostegno delle rispettive argomentazioni.

Il ricorso, infine, è stato chiamato alla pubblica udienza del 1° dicembre 2011 e ritenuto in decisione.

DIRITTO

Con il provvedimento che forma oggetto della presente impugnativa giurisdizionale, il Comune di Pecetto Torinese ha diffidato la ricorrente, nella sua qualità di emittente televisiva che opera mediante l’impianto sito in località Colle della Maddalena, ad eseguire la riduzione a conformità secondo le indicazioni dell’A.R.P.A. Piemonte, in modo da ridurre il valore di campo entro i valori consentiti con riferimento ai limiti di attenzione.

E’ pacifico che la contestata determinazione comunale, pur facendo uso del verbo “diffida”, abbia consistenza di vera e propria statuizione autoritativa nonché efficacia direttamente lesiva degli interessi della destinataria e sia, quindi, immediatamente impugnabile dinanzi al giudice amministrativo.

Quanto agli effetti dell’impugnato provvedimento, è anche da precisare, a fronte delle contrarie argomentazioni della difesa comunale (cfr. memoria del 25 ottobre 2011, pag. 14), che essi consistono nell’imposizione della riduzione della potenza al connettore d’antenna, come letteralmente stabilito nel dispositivo dell’atto.

La possibilità di adottare le cosiddette “misure di analoga efficacia” (quali, ad esempio, l’installazione di appositi schermi) è configurata, infatti, come opzione meramente alternativa che, fino alla sua completa attuazione, non esclude l’obbligo di attuare la prescritta riduzione di potenza.

Ciò premesso, si rileva, quanto ai presupposti dell’atto in contestazione, che esso fa seguito al superamento dei valori di attenzione, accertato dall’A.R.P.A. Piemonte presso abitazioni private site in prossimità della stazione emittente.

La nozione di “valore di attenzione” è posta a tutela della salute e a salvaguardia della popolazione esposta alle emissioni elettromagnetiche prodotte dagli impianti (nella specie, di radiodiffusione televisiva).

Essa è codificata dall’art. 3, comma 1, lett. c), della legge 22 febbraio 2001, n. 36 (legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici): “è il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, considerato come valore di immissione, che non deve essere superato negli ambienti abitativi, scolastici e nei luoghi adibiti a permanenze prolungate…”.

Il secondo periodo della richiamata disposizione precisa che il valore di attenzione “costituisce misura di cautela ai fini della protezione da possibili effetti a lungo termine e deve essere raggiunto nei tempi e nei modi previsti dalla legge”.

Affine a tale nozione è quella di “limite di esposizione” che l’art. 3, comma 1, lett. b), della citata legge 36/2001 definisce come “il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, considerato come valore di immissione, definito ai fini della tutela della salute da effetti acuti, che non deve essere superato in alcuna condizione di esposizione della popolazione e dei lavoratori…”.

In breve: il limite di esposizione rappresenta una soglia di compatibilità con la salute umana che non deve in alcun caso essere superata; il valore di attenzione è un diverso limite, ovviamente più elevato, il cui rispetto costituisce una misura di cautela per proteggere la popolazione dagli effetti a lungo termine connessi con l’esposizione ai campi elettromagnetici all’interno di edifici adibiti a permanenze prolungate (cfr. anche d.P.C.M. 8 luglio 2003, art. 3).

In attuazione della normativa nazionale, la Regione Piemonte ha disegnato, con la legge n. 19 del 3 agosto 2004, la disciplina sulla protezione dalle esposizioni a campi elettromagnetici.

Le disposizioni di specifico interesse sono contenute nell’art. 8 della legge che, in coerenza con la diversa funzione dei due istituti, prevede conseguenze parzialmente differenti nei casi di superamento dei limiti di esposizione e dei valori di attenzione.

Quanto alla prima ipotesi, il terzo comma dell’art. 8 stabilisce: “il comune diffida i gestori degli impianti che contribuiscono al campo elettromagnetico ad eseguire la riduzione a conformità in modo da ridurre il valore di campo rilevato entro il limite di esposizione consentito, secondo le indicazioni dell'ARPA, fatte salve le sanzioni previste all'articolo 16. Gli oneri per la riduzione a conformità sono a carico dei gestori”.

Qualora i gestori si siano resi inadempienti, il Comune, come previsto dal successivo quarto comma, “richiede alle amministrazioni centrali competenti la disattivazione dei suddetti impianti e ne dà comunicazione alla provincia”.

Nel caso in cui, invece, non risultino rispettati i valori di attenzione, il Comune, secondo quanto previsto dal quinto comma dell’art. 8, “diffida i gestori degli impianti che contribuiscono al campo elettromagnetico ad eseguire la riduzione a conformità, compatibilmente con la qualità del servizio e previo accertamento da parte degli organi ausiliari periferici del Ministero delle comunicazioni”.

Inoltre, giusta la previsione del sesto comma, “se la riduzione a conformità non consente il mantenimento della qualità del servizio, i gestori presentano alla provincia una proposta di piano di risanamento. La provincia adotta il piano di risanamento, avvalendosi del parere dell'ARPA, sentiti i comuni interessati ed acquisito il preventivo parere vincolante da parte degli organi tecnici ed ausiliari periferici delle autorità centrali competenti”.

Le misure da adottarsi nelle due ipotesi sono modellate, pertanto, sulla base del medesimo schema procedimentale che dà luogo all’adozione di un provvedimento (“diffida”) di riduzione a conformità.

Nel caso di superamento dei valori di attenzione, peraltro, l’adozione di tale misura richiede quale ulteriore presupposto che sia garantito il mantenimento della qualità del servizio, condizione che deve essere accertata da parte degli organi ausiliari periferici del Ministero delle comunicazioni.

L’uso dell’avverbio “compatibilmente” da parte del legislatore regionale rende palese, infatti, come l’insussistenza di tale condizione precluda l’immediata riduzione a conformità, dischiudendo l’eventuale fase procedimentale, prevista dal comma 6, volta all’adozione del piano di risanamento.

Tale condizione non è richiesta, invece, nella più delicata ipotesi di superamento del limite di esposizione, dove l’inottemperanza all’ordine di riduzione a conformità comporta, inoltre, la disattivazione dell’impianto.

La descritta differenza di trattamento appare coerente, d’altronde, con la diversa natura e funzione dei limiti di che trattasi in quanto, come già rilevato, i limiti di esposizione costituiscono soglie di pericolo affatto insuperabili, mentre i valori di attenzione rappresentano una misura di cautela da raggiungersi con modalità e tempi normativamente prestabiliti.

Tanto precisato, è agevole rilevare la fondatezza della censura (enumerata sub 2) nell’ambito dell’unico motivo di gravame sul quale si fonda il ricorso introduttivo) inerente il mancato coinvolgimento negli accertamenti dei tecnici del Ministero delle comunicazioni (oggi Ministero dello sviluppo economico) nonché l’omessa verifica circa la coerenza della riduzione a conformità con la salvaguardia della qualità del servizio.

Nel caso in esame, infatti, l’autorità comunale si è limitata a recepire le risultanze degli accertamenti compiuti da A.R.P.A. Piemonte e, sulla base di esse, ha direttamente ordinato la riduzione a conformità tramite la riduzione della potenza al connettore d’antenna.

Tale modus procedendi si discosta dalle prescrizioni del già citato art. 8, comma 5, della legge region. Piemonte n. 19/2004, non avendo il Comune previamente verificato, tramite gli organi tecnici dell’amministrazione periferica dello Stato deputati tale compito, se la riduzione a conformità fosse compatibile con il mantenimento della qualità del servizio.

La diagnosi di illegittimità dell’atto in contestazione si rafforza, dal punto di vista sostanziale, in considerazione dell’esito ineluttabilmente negativo di tale verifica, atteso che la presente riduzione a conformità si sovrappone ad analoga misura disposta circa un decennio addietro e che già in tale occasione l’Ispettorato territoriale aveva espresso un parere di non mantenimento della qualità del servizio.

La perizia depositata da parte ricorrente in data 24 gennaio 2011 offre, qualora occorrente, ulteriori conferme circa il peggioramento del servizio che sarebbe determinato dalla riduzione di potenza del segnale.

Sotto un diverso profilo, occorre poi rilevare, con riferimento alle doglianze esposte sub 6) nel ricorso introduttivo, come il sito in questione sia interessato da un procedimento, dapprima affidato alla competenza regionale e successivamente alla Provincia di Torino, volto all’adozione del piano di risanamento che si protrae da molti anni, senza che tuttora sussistano certezze in ordine alla sua conclusione e alla relativa tempistica.

In forza delle richiamate disposizioni normative regionali, peraltro, il piano di risanamento costituisce lo strumento da utilizzarsi per contemperare le contrapposte esigenze di tutela della popolazione esposta alle emissioni elettromagnetiche e dell’attività economica delle emittenti che irradiano il segnale.

In pendenza del procedimento di approvazione di tale piano, deve pertanto escludersi che l’autorità amministrativa sia legittimata a disporre nuove riduzioni di potenza che si sovrappongono alle precedenti, poiché tale opzione, oltre a non essere contemplata dalle disposizioni di rango primario, appare illogicamente volta a riversare sul privato le conseguenze del ritardo, nella specie cronicizzato, dell’azione amministrativa.

I rilievi di cui sopra hanno carattere assorbente delle altre censure di legittimità dedotte da parte ricorrente e comportano l’accoglimento del ricorso.
Va respinta, invece, la domanda di risarcimento dei danni, siccome genericamente ricollegata agli effetti della misura che, stante la sospensione disposta in sede cautelare, non ha trovato concreta applicazione.

Considerando la peculiarità della fattispecie e la soccombenza reciproca, le spese del grado di giudizio vanno integralmente compensate fra le parti costituite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.
Respinge la domanda di risarcimento del danno.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 1 dicembre 2011 con l'intervento dei magistrati:
Franco Bianchi, Presidente
Richard Goso, Primo Referendario, Estensore
Paola Malanetto, Referendario
 
L'ESTENSORE

IL PRESIDENTE
 
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 19/12/2011
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

PUBBLICATA DA VITTORIO DE GIORGIO, RESPONSABILE ASSOCIAZIONE APERT. E' GRADITA SEGNALAZIONE DI ERRORI ED OMISSIONI

Ultimo aggiornamento (Martedì 03 Gennaio 2012 11:35)

 

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