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La storia dell'Apert legata alle radio locali

 SEGUE  dalla prima pagina

DA 35 ANNI L'APERT AL SERVIZIO DELLE
     RADIO E TELEVISIONI PRIVATE, DELLE 
         IMPRESE E DELL'INFORMAZIONE
                   RADIOTELEVISIVA

 
DALLA SUA NASCITA AI GIORNI NOSTRI,  L'APERT E' IMPEGNATA NELLA PACIFICA SOLUZIONE
DEI PROBLEMI CON ENTI LOCALI, CONFERENZE DEI SERVIZI, ORGANI DI CONTROLLO DEGLI ISPETTORATI. POLIZIA POSTALE,  ARPA. DA RISOLVERE, IN FRETTA IL PROBLEMA DEI SITI, CON  L'ADOZIONE DEI PIANI DI RISANAMENTO  DA PARTE DELLE REGIONI O, PER DELEGA, DELLE PROVINCE. CIO'  E' POSSIBILE SOLO SE I COMUNI, SULLE CUI AREE OPERANO GLI IMPIANTI RIPETITORI,  METTONO A DISPOSIZIONE DELLE PROVINCE LE AREE DEI SITI E  AUTORIZZINO LA MODIFICA E L'ADEGUAMENTO DELLE STRUTTURE ESISTENTI, PER GARANTIRE CHE L'INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO NON SUPERI I 6 V/m.

L’Associazione Piemontese Emettenti Radiotelevisive (oggi Associazione per Emittenti Radiotelevisive) è stata la prima Associazione del Piemonte delle Radio e Tv Locali.

L'Apert è nata  nel 1978, a seguito dei problemi dell'uso delle frequenze da 104.000 a 108.000 Mhz e dell'eccessivo importo dei diritti d’Autore, richiesto dalla SIAE.

E' stata proprio L'Apert, con il suo presidente, Vittorio De Giorgio che - sostenendo pari trattamento riservato alla RAI: il 5 % del bilancio annuale - ha ottenuto un incontro alla Camera dei Deputati con il Ministro abruzzese,  Remo Gaspari e portato a termine una trattativa con il Direttore della Siae del Piemonte, fissando l'importo mensile di 250 mila lire di diritti d'autore per ogni radio con impianti che operavano dal Colle della Maddalena mentre, per le radio con aree di servizio più piccole si valutava di volta in volta.
Sottoscritto l'accordo, le radio si sono messi in regola ed hanno ripreso a trasmettere  i programmi.

 Negli anni l’APERT si è occupata  - soprattutto - dei problemi dell’inquinamento elettromagnetico, delle strutture necessarie per l’installazione degli impianti e delle vicende legate alla legittimazione dell’esercizio degli impianti da parte del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, poi Ministero delle Comunicazioni, oggi Ministero dello Sviluppo Economico-Comunicazioni.

Non è azzardato dire che la storia e l’attività dell’APERT è legata a tutta la Storia dell’Emittenza in Piemonte, all'Emittenza televisiva nazionale e, da ultimo, alle Radio Nazionali e ai Consorzi di Emittenti.

Prima della sentenza della Corte Costituzionale del 1976, le frequenze radiotelevisive, che a tutt’oggi appartengono allo Stato, potevano essere utilizzate soltanto dalla RAI, incaricata ad assicurare il servizio pubblico.

Lo sviluppo della Radio e delle Televisioni si deve ad alcuni coraggiosi “PIONIERI” del settore radiofonico i quali, nel maggio 1975,  hanno sfidato lo Stato, i Circoli delle Costruzioni del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni (oggi Ispettorati Territoriali) e l'allora Escopost (oggi Polizia Postale), costruendo antenne e trasmettitori di piccola potenza e diffondendo propri programmi:  la prima radio è nata a Milano ed è stata Radio Milano Intenational. Subito dopo partì all’attacco delle  frequenze radio anche il Piemontre, con “Radio Biella” poi a Torino e in provincia, dal Colle della Maddalena, si attivarono i primi impianti in grado, con soli 100 Watt. di potenza di sconfinare oltre Regione.

Apparvero altri nomi: Radio Gemini One, Radio Veronica One, Radio Centro 95, Radio Express, Radio Città Futura ecc. 
Insieme al successo arrivarono le prime  grane: l’allora Ministero Poste e Telecomunicazioni - attraverso i suoi Organi Regionali - hanno bloccato l’attività, anche con  il sequestro degli impianti, ritenendo che i privati non  potevano utilizzare le frequenze ed i trasmettitori per la diffusione di programmi in ambito locale.

La Corte Costituzionale nel 1976, con la sentenza n. 208,  ha legittimato l’attività e l’uso delle frequenze, per la diffusione di programmi soltanto in ambito locale da parte dei privati e, in ogni Regione, dalle grandi Città ai piccoli centri, le RADIO LOCALI  e gradualmente anche le TV locali si sono conquistati ampio spazio.

In quegli anni la RAI,  per recuperare gli ascolti perduti ad opera dei privati, si è adeguata alla originale, quanto particolare programmazione diffusa dai privati: ecco che anche dalla radio del servizio pubblico furono inserite le tanto criticate dediche: “da Severino da Vicenza, a Marietta di Venezia, la canzone “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri, con tanti bacetti sul naso”.

In poco meno di un decennio si arrivò alla completa occupazione delle frequenze radio FM da 88,000 a 108,000 Mhz, dei canali televisivi UHF 21 al 68, con la nascita in tutto il Piemonte di centinaia di Radio e TV locali, che hanno portato ad interessanti esperienze e anche occupazione per migliaia di giovani e persone di ogni età: tutti  diventati protagonisti della comunicazione e dell’intrattenimento.

La nuova situazione ha comportato la scrittura di regole da parte del Parlamento, soprattutto a seguito della diffusione di programmi televisivi in ambito non locale ma sul territorio nazionale, approvando la legge Mammì (223/1990).

E’stata proprio l’APERT, insieme  all’ANTI (Associazione Nazionale di categoria, guidata dall'Avv. Porta) a presentare un esposto alla Pretura penale di Torino, sostenendo che le emissioni  di programmi a livello nazionale non erano consentite e che tale fatto, previsto dalla legge come reato,  arrecava un ingiusto danno economico all’emittenza  televisiva locale, la sola autorizzata a trasmettere.

berlusconi-craxi


Dopo alcuni mesi dall’esposto, il Pretore di Torino ordinò di mettere i sigilli agli impianti TV fuorilegge, ponendoli sotto sequestro.

L’iniziativa di Torino si allargò ad altre Regioni con i conseguenti provvedimenti di sequestro e la cessazione della programmazione nazionale dei programmi di Rete 4, Canale 5 e Italia Uno di Silvio Berlusconi che aveva acquisito i canali da TV locali.

Grazie alla denuncia fatta dall’APERT è stata scritta la prima legge  sull'esercizio degli impianti e sull'attività radio-televisiva, la  cosiddetta "Legge Mammì"  che ha concesso molto alle TV Nazionali e dettato regole anche per le radio e TV locali.

Da allora, 1981/1985, alcune regole hanno costretto molte piccole emittenti a vendere i rami d'azienda e gli impianti, che trasmettevano sulle varie frequenze e canali, alle radio e tv nazionali: Ciò ha registrato un miglioramento qualitativo e quantitativo  della programmazione, una produzione di programmi, soprattutto nel campo dell’Informazione, che hanno  da subito consentito alle Radiotelevisioni private di primeggiare negli ascolti e di fornire un vero servizio pubblico, a livello locale pari, se non superiore, a quello offerto dalla RAI.

L’APERT, pur sostenendo tutto il settore della radiodiffusione, che nell’ultimo decennio ha avuto grande successo negli ascolti , con assunzione di personale, pone l’accento sulla necessità di tutelare e sostenere l’emittenza privata, in particolare quella locale, per evitare ulteriori cessioni di impianti, con coseguente perdita dell'Informazione locale,  perdite di posti di lavoro e delle poche aziende che, quotidianamente, raccontano i fatti e gli avvenimenti locali, dai Comuni, alle Provincie, alla Regione, agli Enti che forniscono servizi pubblici,  alle Forze dell'Ordine, ai fatti cronaca locale ecc.

Ultimo aggiornamento (Sabato 25 Gennaio 2014 08:49)

 

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